Cap.1 Lo strano gatto che credeva di essere un leone

By in , , ,
1043
Cap.1 Lo strano gatto che credeva di essere un leone

Marco, Lisa e Teo in:
Creature fantastiche a Venezia e dove trovarle

La prima straordinaria avventura di Lisa e Teo
e di come incontrarono il loro amico, il leone alato Marco!

CAPITOLO 1

LO STRANO GATTO CHE CREDEVA DI ESSERE UN LEONE

“Tutti mi stanno guardando. Come sono maestoso, regale! Devo dire che sono sprecato in questa città sonnolenta dove non succede mai nulla!? Nessuna missione da compiere, nessuna gattina da salvare, nessun criminale da acciuffare… Non mi resta che godermi questa bella giornata di sole, qui, vicino alla statua del mio antenato: come diceva mio nonno, siamo quasi una stirpe reale noi, discendiamo direttamente dal leone di San Marco, il patrono della nostra Venezia. Certo ora non abbiamo più le ali, ma la mia razza è speciale, anzi, specialissima direi. Se solo questi turisti la smettessero di farmi le fusa come dei gatti…ho una reputazione e che cavolo!”

Quel grosso gatto fulvo era diventato ormai un’attrazione a Venezia: perfino le guide turistiche parlavano di lui, quasi come fosse parte del monumento di Daniele Manin, l’amato patriota.

Una ragazzina si fermò davanti al monumento, mentre si gustava un enorme cono gelato. Per un attimo i turisti smisero di fotografare il gatto per guardare lei e poi parlottare tra di loro: ormai ci era abituata, i suoi capelli blu non passavano mai inosservati.

“Ehi ciao ragazzi, come butta? Non male ora che è finita la scuola, no?” disse Lisa ad un gruppetto di ragazzi che scendeva dal ponte, soffiando sul ciuffo blu per spostarlo dagli occhi. Suo fratello Teo le piombò addosso da dietro, coprendole gli occhi col suo cappello rosso per rubarle un po’ di gelato. Anche gli altri si fermarono a guardare, incuriositi da questo strano gatto così impettito ai piedi del grande leone alato. “Guardate quel micio: se ne sta sempre lì, come se credesse di essere un leone pure lui” disse Lisa.

“Già, che ridicolo! Andiamo a movimentare un po’ la sua giornata. Ehi, micione! Hai finito di farti fotografare dai turisti? Che ti credi, una superstar?”, dissero i ragazzi rivolgendosi al gatto, ridacchiando tra loro per un po’ prima di allontanarsi. Fu a quel punto che Lisa sentì una strana voce che diceva: “Sentite sbarbini, vedete di girare al largo, eh, che ne ho già abbastanza di bipedi fastidiosi”. Quella voce veniva proprio dal gatto, che, dopo aver lanciato al gruppetto un’occhiata sprezzante, si alzò e corse via.

Per poco Lisa non si soffocò col gelato, restando a bocca aperta incredula. “Teo, dimmi che non lo hai sentito anche tu?!” Ma, a giudicare dagli occhi spalancati del fratello o c’era qualcuno che voleva giocar loro un bello scherzo o quel gatto aveva appena parlato! I due fecero il giro del monumento per vedere se ci fosse per caso qualcuno nascosto a prendersi gioco di loro, ma apparentemente non c’erano che turisti stranieri. Questa poi…

“Vieni Lisa, dobbiamo trovare quel gatto” disse Teo trascinandola via, verso la calle di fronte, dove il gatto si era fiondato, più veloce della luce.

LO SAPEVI CHE...

Campo Manin

Sapete perché a Venezia le piazze si chiamano campi? Perché un tempo erano ricoperte d’erba, c’era sempre una chiesa, antichi palazzi tutt’intorno e un pozzo al centro. E allora possiamo dire che questo campo è proprio un’eccezione: niente chiesa, niente pozzo e un edificio moderno che certo si fa notare, in netto contrasto con le architetture in stile gotico e rinascimentale!?

E chi è quel personaggio così serio del monumento, che dà anche il nome al campo? E’ il famoso patriota Daniele Manin, che abitava nella casa rossa di là del canale e che riuscì a liberare Venezia dal dominio austriaco.

Certo durante la Repubblica ai veneziani non sarebbe tanto piaciuta una statua dedicata a un singolo individuo: non c’erano monumenti celebrativi negli spazi pubblici, perché non volevano correre il rischio che qualcuno diventasse più importante della Repubblica stessa! E infatti, anche qui c’è il leone alato, che è il simbolo della città e gli fa compagnia, forse gli ruba un po’ la scena e attira da sempre soprattutto i bambini, che amano farsi fare una foto sulla sua groppa!?!