Cap.3 La Guerra dei Tre Mondi e l’inquietante profezia

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Cap.3 La Guerra dei Tre Mondi e l’inquietante profezia

Marco, Lisa e Teo in:
Creature fantastiche a Venezia e dove trovarle

La prima straordinaria avventura di Lisa e Teo
e di come incontrarono il loro amico, il leone alato Marco!

CAPITOLO 3

LA GUERRA DEI TRE MONDI E L'INQUIETANTE PROFEZIA

I ragazzi si guardarono tra loro estremamente preoccupati. Non avevano bisogno di parole per capirsi al volo, i loro occhi esprimevano chiaramente la domanda: cosa fare ora?

Dopo essersi confrontato con Friz, il gatto Marco prese la parola. “Sentite, visto che, non si sa come, riuscite a capire il nostro linguaggio, abbiamo deciso che possiamo fidarci di voi nonostante siate degli umani, cioè gli animali più pericolosi del pianeta. Il topo Fritz mi ha fatto ricordare una cosa di cui mi aveva già parlato mio nonno Geremia, quando non ero che un cucciolo di leone: la Storia della Guerra dei Tre Mondi e la terribile Profezia”. “La guerra di che?!” sbottò Teo. A quel punto fu il topo Friz a continuare: “Quando non ero più grande di un criceto, andavo spesso di nascosto a casa del Professor Foccoli, il famoso professore di musica. Amavo sentirlo suonare il violino per il suo nipotino, ma soprattutto adoravo ascoltarlo mentre gli leggeva delle storie da un libro antico. E una raccontava proprio della crudele conquista della città da parte dei gabbiani in un giorno futuro!!”

“Un momento, io conosco bene il nipote del Professor Foccoli: si chiama Alberto ed è un mio compagno di scuola!”, esclamò Lisa. “Pensate che ogni pomeriggio va ancora a trovare il nonno che abita proprio qui dietro. Dobbiamo andare subito a chiedergli di mostrarci quel libro!” Non aveva ancora finito di pronunciare la frase che i suoi capelli blu stavano già sparendo giù per la scala del Bovolo, schivando gli ignari turisti che salivano lenti, inseguita da Teo e dai due animaletti: quando si metteva in testa una cosa, non c’era proprio verso di fermarla, e suo fratello infatti non ci provò nemmeno.

Dopo aver suonato il campanello di un imponente portone, entrarono in una tipica corte veneziana, con il pavimento di mattoni rossi a spina di pesce e un muro merlato in parte coperto da uno spesso strato di edera rampicante; tutt’intorno delle bellissime rose rosse emanavano un profumo delicato e intenso allo stesso tempo.

Rispose proprio Alberto, che, sebbene un tantino sorpreso da quella visita inaspettata, aprì subito alla sua amica Lisa, e corse a chiamare il nonno, che, incuriosito dalla strana richiesta dei due ragazzi, tirò fuori da una libreria enorme un grosso volume impolverato, intitolato Storie della Città di Pietra e Acqua: “E’ da un po’ che Alberto non mi chiede di leggergli queste storie, ma ecco quella che cercate. Si tratta di una leggenda antichissima, le cui origini sono ignote”. Lisa si mise a leggerla a voce alta:

C’era un tempo in cui gli umani, gli animali e le creature fantastiche convivevano in pace in un mondo prospero e lussureggiante. Ma un triste giorno, il governatore degli uomini, sopraffatto dalla sua sete di potere, cospirò contro il Consiglio dei Saggi, allo scopo di dominare tutto l’universo.

La Guerra dei Tre Mondi incendiò la Terra per due lunghi anni: alla fine, gli uomini prevalsero e gli animali decisero di non comunicare mai più con loro, chiudendosi nella loro dimensione di versi incomprensibili, mentre le alate Guide Supreme del Mondo Magico riuscirono a far scappare gran parte delle creature fantastiche e per salvare il loro popolo, chiusero per sempre il varco che collegava il mondo magico alla Terra. Così facendo però le Guide rimasero intrappolate, assieme ai loro guerrieri più fidati, in questa terra e per secoli dovettero nascondersi cambiando continuamente rifugio: si dice che trovarono un riparo definitivo nella Città di Pietra e Acqua, trasformatesi in statue di pietra.

Secondo una profezia, verrà però un giorno in cui gli animali cercheranno di ribellarsi agli uomini, contagiati dalla fame di supremazia e dal desiderio di vendetta. I primi a tentare l’impresa saranno gli uccelli marini della Città di Pietra e Acqua che, trasformatisi in rapaci animali, attaccheranno i miti volatili che popolano le piazze, mentre gli uomini, ignari, se la prenderanno con gli abitanti dei cunicoli oscuri.

L’unica speranza per gli uomini di ristabilire l’armonia sarà affidata dunque alla ricostruzione dell’antica alleanza con le creature magiche!

Per riaprire il varco tra i due mondi occorrerà risvegliare le alate Guide del Mondo Magico grazie all’antico incantesimo che rianima la fredda pietra, ma solo delle anime pure e coraggiose potranno compiere questa missione. Quando le Guide del Mondo magico si saranno destate dal loro sonno, nel centesimo giorno dopo il capodanno dell’anno 2000 M.V., gli umani prescelti si uniranno alle creature magiche presso l’antico varco alle colonne, e allo scoccare del dodicesimo rintocco notturno della campana dei due mori, la battaglia avrà inizio.

“Ma c’è un fondo di verità professore? Secondo lei è possibile che questa profezia si realizzi?” chiese Lisa. “E chi lo sa ragazzi?!  Nelle fiabe c’è spesso qualcosa di vero…Ma perché vi interessa tanto?” rispose il nonno di Alberto in tono gentile, ma serio. “Ehm, una ricerca per la scuola. Grazie professore! Possiamo tenere il libro?” “Sì, certo… ma come? Una ricerca, ora che è finita la scuola?”, ma la domanda rimase sospesa, perché i ragazzi erano già volati giù dalle scale, seguiti dal gatto Marco e dal topo Friz, uscito a razzo dalla pantofola dove si era nascosto.

Appena raggiunsero la corte, i ragazzi si fermarono a rileggere attentamente la storia, mentre il gatto Marco si era accoccolato sulle gambe di Lisa, ben contento di poter finalmente vivere una vera avventura.

L’antica Città di Pietra e Acqua di cui parla il racconto deve essere Venezia: è l’unica in cui ci sia la campana dei due Mori. Quindi è qui che si sono nascoste le creature magiche che celano l’antico segreto della chiusura del cancello magico!?” “Già! E, a quanto pare, è giunto il giorno in cui il mondo animale sta per ribellarsi a quello degli uomini: si parla di uccelli marini divenuti rapaci…tutto torna, devono essere per forza i gabbiani!” aggiunse Lisa. “Sì, la storia dice che i gabbiani sono diventati aggressivi, ed è vero: ora rubano il cibo dalle mani dei turisti e vanno a caccia di colombi, i miti volatili di cui parla la storia”.

Il gatto Marco scese dalle gambe di Lisa con un balzo e aggiunse: “Gli abitanti dei cunicoli oscuri non possono che essere le pantegane. Friz ha cercato di avvisarci, anche a costo della propria vita: coraggioso per un topo, davvero notevole”.

Dopo aver parlottato tra loro i due animaletti si rivolsero ai ragazzi. “Dobbiamo escogitare un modo per trovare e svegliare queste creature alate, sperando che possano intervenire per risolvere questa situazione”, disse il gatto Marco. “Il topo Friz deve tornare tra i suoi: terranno duro e prenderanno tempo, cercando di sabotare il piano dei gabbiani, ma noi dobbiamo sbrigarci!” Dopo queste parole, il topo sparì in una crepa di un muro.

“Sì, certo, e sarà un gatto spelacchiato come te a risolvere questo enigma, vero?!” sbottò Teo. Il gatto Marco lo guardò malissimo, pronto a soffiargli contro, ma fu anticipato da Lisa che rimproverò il fratello: “Non parlargli così Teo, che cattivo che sei!”. ll gatto Marco le saltò sulle ginocchia fissandola negli occhi. A questo punto Lisa lo strinse forte dicendo “Grazie micio che hai deciso di parlare con noi, sei proprio carino!”. Ma il gatto si divincolò sdegnato dicendo: “Ragazzina io non sono un gatto! Cos’è questa storia che tutti mi scambiano per un gatto poi! Comunque se voi due mocciosi capite la lingua degli animali potreste essere proprio voi le anime pure di cui parla la profezia, siete speciali dopotutto… Una cosa è certa: se c’è da risvegliare delle creature alate, non potete fare a meno di me, visto che io sono il diretto discendente del leone alato di San Marco. Non è certo un caso se ho questo nome!”. Lisa e Teo si guardarono ammutoliti: quel gatto credeva veramente di essere un leone!!

LO SAPEVI CHE...

Corte e pozzo

Non è strano che a Venezia ci siano così tanti pozzi, ma nemmeno una sorgente di acqua dolce? In realtà queste strutture che si vedono un po’ dappertutto sono solo le parti esterne di un sistema per raccogliere l’acqua piovana: dove c’era un po’ di spazio, veniva scavata una cisterna, che, rivestita di argilla e riempita di sabbia, raccoglieva e filtrava l’acqua della pioggia.

Pensate, un tempo c’erano più di seimila pozzi! Erano tenuti chiusi per ragioni di sicurezza e venivano aperti solo una o due volte e al giorno: al suono delle campane le donne si incontravano attorno al pozzo con il loro secchio e, mentre aspettavano, non perdevano certo l’occasione di farsi due chiacchiere!?

Dall’Ottocento, quando è stato costruito l’acquedotto, non vengono più usati e quindi ora sono definitivamente chiusi. Eppure non hanno perso la loro utilità, considerati tutti i bambini che ci si arrampicano per giocare!?!